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natale2020

Carissimi,

con questa lettera desidero augurarvi Buon Natale, e lo faccio con maggior forza in mezzo a questa pandemia che ci ha coinvolti tutti facendoci toccare con mano quanto siamo fragili e dipendenti gli uni dagli altri.

  La Buona Notizia è proprio questa presenza di un Dio che si è fatto piccolo e ha voluto vivere con noi per insegnarci che stare insieme nella condivisione è bello e ci fa star bene anche nelle fatiche e nelle difficoltà oggettive.

Difficoltà che in questo periodo sono state avvertite da tutti e ognuno si è preoccupato di sentire amici e parenti per sapere come stavano. Il rischio di non pensare ai lontani è stato ed è forte. Per questo motivo vorrei raccontarvi come hanno vissuto i nostri fratelli poveri nelle missioni in cui l'associazione opera.

In Tanzania, dove abbiamo vissuto da poco, a metà novembre, la grande gioia per il conseguimento della laurea da parte di altre tre ragazze povere che hanno vissuto e studiato presso lo studentato di Mwanza. Insieme alle altre ventidue laureate negli anni scorsi, adesso avranno un futuro!

  O presso l’ospedale di Bukumbi, a 35km di distanza da Mwanza, dove la dott. Rosa nonostante la pandemia è tornata, dopo essere rimasta bloccata in Italia da febbraio a giugno, e adesso può continuare a curare e donare speranza ai bambini e alle famiglie malate di Aids.

  In Eritrea, dove con gioia vi annuncio che le famiglie dei bambini sostenuti hanno ricevuto il denaro per continuare a sperare nonostante il dittatore abbia approfittato del Covid-19, lì praticamente inesistente, per isolare il paese ancora di più, ammesso che si potesse. Bloccati i trasporti, chiuse le scuole e le chiese e la gente costretta per spostarsi in città ad usare il carrettino tirato dal mulo, mentre nei villaggi vivono del poco raccolto e dell’aiuto che viene dall’estero.

  In India dove la pandemia ha causato numeri altissimi di contagi e non si contano più i morti. Tuttavia le missionarie e lo staff del dispensario di Cochin hanno cercato di curare i malati cronici fornendo le medicine essenziali per la loro vita. Nel nord del paese, invece, dove insegnavano e le scuole sono state chiuse e la didattica a distanza era insostenibile per zone così povere e prive di mezzi tecnologici, sono state presenti sul territorio aiutando le persone nei loro bisogni primari.

  In Italia, dove tanti giovani - nonostante le restrizioni – con grande entusiasmo hanno continuato in qualche modo a occuparsi dei fratelli in difficoltà impegnandosi a preparare la casa di Fognano per l'accoglienza di nuovi richiedenti asilo. Infatti a novembre sono arrivate tre donne eritree con quattro bambini, provenienti da un campo profughi in Etiopia, giunte però non col barcone, bensì tramite i corridoi umanitari. Adesso queste famiglie cominciano a vedere una nuova luce.

  Nel periodo del lockdown sicuramente come noi avete sperimentato la solitudine e la mancanza di libertà e soprattutto un modo insolito di relazionarsi. Ma nella natura di ogni uomo e donna c’è l’inclinazione profonda allo stare insieme, alla fratellanza. "Fratelli tutti!" ci dice Papa Francesco.

  Proviamo insieme, allora, a costruire il grande puzzle della solidarietà in tutto il mondo, a vincere l’eclissi della prossimità per dire che mio fratello mi interessa, che il razzismo non si deve diffondere, che i diritti primari dell’uomo come il diritto alla salute, al pane quotidiano, al lavoro siano rispettati ovunque.

  Per fare tutto questo c’è chi fa tanti chilometri, come Anna Santoro, una delle nostre giovani missionarie, che è partita per la Tanzania a ottobre; ma c’è anche chi lo fa a km zero, stando qui e aiutando chi è vicino, ma anche pregando e contribuendo alla realizzazione di progetti di solidarietà verso i lontani.

Buon Natale e Buon Anno a voi e alle vostre famiglie

Antonietta e tutta l'AMI

 

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