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DOVE SEI ESATTAMENTE E DI COSA TI STAI OCCUPANDO? QUALE È LA TUA “GIONATA TIPO”?

Ciao!! Mi trovo in Tanzania, più precisamente nella città di Mwanza, sulla costa del Lago Vittoria. Sono partita da Faenza, a fine settembre, per svolgere un’attività di ricerca post-laurea presso lo studentato “Tumaini Letu”, dell’associazione AMI (Associazione Missionaria Internazionale), in collaborazione con l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna.

La mia presenza qui ha due differenti scopi. Il primo è legato all’attività di ricerca, durante la quale sto approfondendo il tema della mia Tesi di Laurea magistrale in Progettazione e gestione dell’intervento educativo nel disagio sociale. Per cui mi sto occupando di analizzare il concetto di “Welfare di comunità” osservando le dinamiche sociali che caratterizzano lo studentato (inserito in un contesto profondamente diverso da quello italiano) e di studiare le strategie educative adottate dalle missionarie nei confronti delle ragazze accolte. Infatti qui a Mwanza, AMI supporta 17 ragazze universitarie, che vivono assieme alle missionarie, e 10 ragazze liceali che tornano in studentato per i periodi di vacanza o per malattia, perché di fatto spesso non hanno un’altra casa. L’ambiente è caratterizzato da un clima molto famigliare perché è vissuto da ragazze, tra cui diverse orfane, che condividono le stesse difficoltà economico-sociali e la quotidiana convivenza in una società ancora molto discriminante nei loro confronti. Biografie diverse ma cicatrici simili e un comune desiderio di riscatto sociale, che le ha portate ad instaurare un rapporto fraterno, alimentato dal sostegno e affetto reciproco. Sono davvero una forza della natura!

Inoltre cerco di essere di supporto al lavoro delle missionarie e dei volontari presenti, mettendomi a disposizione per ogni compito richiesto in base alle urgenze e alle necessità quotidiane.

A parte i momenti di preghiera giornalieri, posso dire che non esiste una “giornata tipo”, considerando i tanti e differenti servizi che AMI svolge nella comunità, spesso anche imprevedibili. Ogni giorno ho l’occasione e la fortuna di poter osservare tante sfaccettature di questo delicato contesto sociale, vivendo esperienze sempre diverse. Nelle scorse settimane, ad esempio, ho avuto la possibilità di conoscere il Centro di cura per malati di AIDS gestito da AMI a Bukumbi; visitare a Mitindo la struttura che accoglie e protegge bambini albini; accompagnare le ragazze nei diversi distretti di Mwanza per le pratiche universitarie o visite mediche; fare attività con i bambini accolti al Centro “Shaloom youth centre-care house”; partecipare a cerimonie ed eventi locali.

 

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COME STA ANDANDO LA TUA ESPERIENZA?

A poco più di un mese dall’inizio di questa esperienza, posso dire che sta andando molto bene perché mi sta coinvolgendo e al contempo sconvolgendo, come speravo. Il desiderio con cui sono partita era proprio quello di riuscire a inserirmi il più possibile nelle dinamiche di questo paese e di immergermi nella quotidianità dello studentato.

Vivere in questo luogo, che ospita e supporta ragazze in difficoltà nella loro crescita personale e professionale, mi ha permesso di conoscere ed imparare sin da subito, anche se questo ha significato dover affrontare situazioni spiacevoli e essere testimone di ingiustizie sociali.
È sicuramente un’esperienza molto formativa, in campo professionale e umano, perché ogni giorno posso osservare il grandissimo e virtuoso lavoro che svolge AMI con cura e dedizione per questa comunità. Nonostante le precedenti esperienze di volontariato a Betlemme e in Libano, riconosco che ogni viaggio è a sé stante e porta nuova linfa e consapevolezza. Si è confermato che personalmente è edificante fare queste esperienze spostandomi anche geograficamente, perché mi aiutano a conoscermi, rendermi conto di quanto siamo interconnessi e a guardare la mia realtà sotto una nuova prospettiva.
Sono processi che spesso creano un senso di instabilità, ma mi ritengo fortunata a poterli vivere perché mi incentivano a fare scelte responsabili, nel mio quotidiano, per favorire l’equità.

 

QUALE SONO LE DIFFICOLTÀ CHE HAI VISTO FINORA E QUALI I SEGNI POSITIVI?

Per ora l’idea che mi sono fatta è che qui è “tutto tanto”. Mi spiego meglio: se da una parte il livello di accoglienza, il senso di comunità, la capacità di resilienza, il grado di apertura (anche in campo interreligioso), la costante curiosità e l’energia che si percepisce è travolgente e ti ammalia e riempie di Bellezza; dall’altra parte le problematiche e ingiustizie sociali sono a livelli altissimi e quindi di conseguenza anche la frustrazione che si prova nel notarle e viverle.

Al momento i grossi disagi sono dati dalla siccità. Infatti, annessa alle attuali dinamiche e situazioni internazionali, l’assenza d’acqua ha comportato l’innalzamento dei costi degli alimenti considerando l’impossibilità di coltivare. Si è creato così uno stato di povertà sempre più dilagante per mancanza di lavoro e di cibo.

Ammetto che è molto impattante sapere di condividere la tavola con coetanee che prima di entrare in studentato erano costrette a mangiare a giorni alterni, o che hanno problemi di salute a causa della malnutrizione.

 

QUAL È L’IMMAGINE CHE FINORA TI È RIMASTA DENTRO E CHE POTREBBE RACCHIUDERE IL SIGNIFICATO DI QUESTA TUA ESPERIENZA?
Sono tante le immagini che mi tornano alla mente, ma una in particolare riesce a racchiudere il significato e l’essenza di questa esperienza.
Dopo poche settimane che ero a Mwanza, mi sono recata a Kalwande per far visita agli anziani ospitati presso l’ex lebbrosario (un servizio di volontariato che le missionarie svolgono insieme ai volontari e alle ragazze dello studentato). Nell’effettivo non è un centro di cura, ma un complesso formato da camerate in cui alloggiano anziani malati praticamente lasciati del tutto a loro stessi. Questa situazione comporta mancanza di cura personale, tanta sporcizia, nessun tipo di compagnia o riabilitazione prevista.
È spiazzante vedere persone così fragili in quelle difficili condizioni. Mi sono chiesta che vita potesse essere la loro se si basa, ogni giorno, quasi esclusivamente sulla sopravvivenza. Proprio mentre riflettevo su questa cosa, un’anziana semi-paralizzata, stesa su un vecchio materasso appoggiato a terra, con un sorriso disarmante mi ha salutato, dicendomi in kiswahili “noi ci siamo e ti accogliamo”. È stato davvero commuovente perché mi ha distolto dal pensiero “io do a loro mettendomi al servizio”, che mi faceva sentire impotente vista l’enorme situazione di degrado.
Mi ha ricordato che in primis ciò che conta nel servizio è la disponibilità a esserci per l’altro, la volontà di creare una relazione anche profonda, la capacità di essere accoglienti e fraterni mettendo al centro l’umanità della persona e poi le sue condizioni di vita. Il fare, le abilità e le competenze sono sicuramente necessarie, ma è l’incontro reciproco ad essere il primo strumento lungimirante ed edificante, poiché permette a tutte le persone coinvolte di stare meglio e porsi sullo stesso piano.

 

QUALE SARÀ LA PRIMA COSA CHE FARAI QUANDO TORNERAI A CASA?

Oltre a preparare il report sull’attività di ricerca per l’Università di Bologna, credo che la prima cosa che farò al mio ritorno sarà continuare a raccontare le mie considerazioni e quello che ho visto e vissuto, poiché credo fortemente nell’efficacia della condivisione come strumento di confronto, crescita e riflessione reciproca.
In contemporanea mi prenderò anche del tempo per metabolizzare e riflettere, così da riuscire a cogliere tutti i frutti, utili sicuramente per la mia crescita personale e professionale, che quest’esperienza così intensa e ricca mi ha dato.
Spero che, una volta tornata a Faenza, ad attendermi ci sarà anche una bella pizza, anche se so già che mi mancherà il gusto dei manghi e della papaya coltivati nel giardino dello studentato.

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Anche quest’anno festa a Novembre per le tre laureate, un nuovo medico Sara che dopo il tirocinio di un anno andrà a lavorare nell’ospedale di Bukumbi nel nostro centro di terapia e cura per malati di AIDS, Bernadette laureata in Farmacia sta già lavorando nella farmacia dell’Ospedale di Bukumbi , mentre…. Farà il tirocinio…..

Ovviamente sono state rimpiazzate da altre tre studentesse che aspettano di essere “ adottate” per poter continuare gli studi. La CEI con quest’anno ha finito il suo aiuto e ringraziamo di cuore per il contributo determinante a questo progetto che vedrà ragazze tanzaniane protagoniste dello sviluppo del loro Paese.

 Da adesso cerchiamo donatori che aderiscano al progetto Un dottore per l’Africa 

 

 

Una volta al mese le ragazze delle studentato Tumaini Letu sWhatsApp Image 2020 01 23 at 08.15.39i impegnano in dei servizi di volontariato. Oggi vi racconteremo del centro di Kalwande dove sono ospitati ex lebbrosi, la cui lebbra, ormai guarita ha lasciato però segni indelebili nel loro corpo, per questo non sono più accettati nella comunita' e vivono in un vero e proprio ghetto. Inoltre li' vivono anche le loro famiglie e oltre una settantina di bambini. Ormai qui ci siamo a casa. Tutti ci conoscono e ci aspettano per fare delle chiacchiere, farsi tagliare i capelli o acconciarli con le treccine, fare il bucato, pulire casa e giocare con i bambini... Insomma per acquistare quella dignita' persa, almeno per mezza giornata. Le ragazze ed i giovani sono sempre entusisti e ringraziano perchè ogni volta ritornano a casa più arricchiti. Siamo contenti della grinta e gioia che mettono in questo servizio e, speriamo che, questo seme di compassione si tramutera' un giorno in un servizio sanitario "devoto" al povero e malato che bussera' in ospedale a chiedere aiuto.

 

 

 

 

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Il cantiere per la costruzione dei due edifici del centro sociale a completamento del Capriate montate sulledificioprogetto “Tumaini Letu”, cioe’ dello studentato, e’ gia’ arrivato ad buon livello di realizzazione. Un edificio è destinato a cappella e sala polifunzionale, e l’altro a camere che verranno in un primo tempo utilizzate per accoglienza e successivamente come sede di un poliambulatorio dove le ragazze dello studentato potranno lavorare nelle loro specialità offrendo servizi sanitari a prezzo modico per contribuire all’autofinanziamento dello studentato.

Ad oggi, si e’ provveduto alla posa delle tubature dell’impianto delle acque reflue all’interno dei due edifici, e dell’impianto elettrico principale esterno, il che permette di poter avere l’illuminazione esterna notturna e poter utilizzare la betoniera per impastare il cemento.

E’ stata ultimato anche la posa delle capriate che serviranno a sorreggere il tetto che speriamo di montare entro fine anno.

A gennaio 2020 arriverà il container caricato a fine novembre, che conterrà anche il materiale Luce esterna per costruire un forno a legna (finanziato dal Comitato di Lotta alla Fame nel Mondo di Forlì – GRAZIE!!) che ci permetterà di cucinare pizza e pane sia per lo studentato, sia per insegnare un mestiere ad alcuni ragazzi del luogo.

Tra gennaio e marzo 2020 procederemo alla pavimentazione interna e all’ultimazione degli impianti idraulico (pannelli solari per riscaldamento acqua) ed elettrico. Per questi lavori facciamo appello anche a voi per trovare volontari dall’Italia che vengano a darci una mano in queste fasi delicate: cerchiamo idraulici, elettricisti, pavimentisti e … tuttofare!

Poi sarà tempo di pensare agli arredi e per questo vi chiediamo fin da ora un aiuto per poter completare il centro sociale e renderlo operativo.

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Grande Grande Grande giorno di festa sabato 16 novembre 2019: 7 studentesse: Alicia, Dorice, Editha, Janeth, Lucia, Mary, Roza hanno conseguito la laurea in radiologia, scienze infermieristiche, farmacia e biologia, e durante una cerimonia speciale hanno ricevuto il diploma di laurea. Purtroppo alcune non erano presenti alla cerimonia perché hanno già iniziato il servizio negli ospedali e le distanze non erano compatibili (oltre 12 ore di viaggio).
Ringraziamo tutti i donatori del progetto #UnNuovoDottorePerLAfrica, tutti i sostenitori di #AmiciMondoIndiviso e tutti coloro che con preghiere ed aiuti di vario genere credono in noi missionari e soprattutto in queste meravigliose ragazze che, siamo certi, saranno segno di cambiamento per il proprio Paese.

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