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willy Fotor

AIDS e discriminazione

La stigmatizzazione e la discriminazione verso i malati di AIDS sono un'enorme sfida in Tanzania.

Se in un villaggio si viene a sapere che qualcuno è affetto da HIV, non importa che sia in salute, che lavori o che studi, il malato viene isolato per paura che possa trasmettere la malattia. Un malato che si dichiari tale, difficilmente troverà lavoro e sostegno da parte di amici e familiari e gli sarà ancora più difficile avere accesso alle cure mediche.

La conseguenza più ovvia di questo comportamento è la segretezza che, spesso, porta ad una maggiore diffusione della malattia.

A casa, mia madre ed io abbiamo effettuato il test per l'HIV e siamo risultate positive. Lei mi ha detto di non dirlo a nessuno, nemmeno a mia sorella, per la paura di essere stigmatizzata.” Giovane ragazza tanzaniana. 

 

Curare. Specialmente in paesi dove la sanità fatica ad arrivare a tutti, l'AMI cerca di studiare progetti per portare cure e formare nuovi professionisti in campo socio sanitarie.

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Progetto CTC

Obiettivi

  • Ristrutturazione e gestione del Centro di Terapia e Cura (CTC) per malati di AIDS dell’ospedale di Bukumbi affinché le persone sieropositive possano ricevere una cura completa.

  • Miglioramento della situazione sanitaria locale, in particolare riduzione dei malati di AIDS per contagio materno-fetale.

Breve storia

Il progetto nel CTC ha avuto inizio nel 2013, quando le dottoresse AMI Alba Rienzi, Angela Aurilio e Rosa Antonucci si sono inserite nell'ospedale di Bukumbi, un piccolo villaggio a 35 km dalla città di Mwanza.

Il primo intervento è stato una ristrutturazione dei locali non idonei e una riqualificazione del personale medico già presente.

Il numero di pazienti malati di AIDS in cura presso il CTC è passato da circa seicento nel 2012 a più di un migliaio nel 2015.

Azioni

  • Cure gratuite. L'ospedale diocesano, presso cui AMI ha iniziato a fornire il proprio servizio sanitario presso il CTC, pur essendo convenzionato col sistema sanitario tanzaniano, viene gestito come un ospedale privato in cui tutti i servizi, anche quelli essenziali, sono a pagamento. I malati di AIDS, prima della gestione AMI del CTC, erano tra i più penalizzati perché spesso, proprio a causa della malattia, non avevano fonti di sostentamento economico. Adesso oltre alle cure, ai pazienti viene garantito gratuitamente anche un supporto psicologico e alimentare.

  • Laboratorio analisi e servizio di ecografia. Fondamentale per il lavoro in ospedale, il laboratorio è stato ristrutturato e viene utilizzato anche per il tirocinio delle ragazze dello studentato Tumaini Letu.

  • Visite ai malati nei villaggi. I malati non vengono seguiti solamente in ospedale ma anche a casa, nei villaggi vicini, allo scopo soprattutto di contattare i parenti dei malati di AIDS per offrire loro la possibilità di fare il test per verificare la sieropositività ed eventualmente farsi seguire nel CTC.

  • Incontri in ospedale e nei villaggi per ridurre la discriminazione nel sociale.

Un vicerè in ospedale

Ogni mattina al CTC di Bukumbi – Mwanza si può incontrare il Vicerè della tribù Sukuma di un villaggio vicino. E' lì, alto, imponente nella sua dignità, ma nello stesso tempo fragile nella sua malattia, l'AIDS, che non risparmia neppure le stirpi regali. Lui adesso è un volontario, fa parte dei malati che aiutano altri malati a superare la fase più critica della malattia. Saluta tutti con grande gioia; ha trovato un'equipe che lo valorizza non più perché è Vicerè ma perché è un fratello.

 

Perchè Tanzania

La Tanzania è un paese in continua crescita ma in cui le cure mediche non sono affatto scontate. I villaggi sono raramente supportati dagli ospedali e le medicine possono essere troppo costose per una famiglia. In particolare l'AIDS è una piaga per questo paese, ogni anno affligge il 5% della popolazione. 

Un malato di AIDS ci racconta la sua esperienza

Sono in cura al CTC di Bukumbi da 10 anni insieme a mia moglie e a nostro figlio che ora ha 16 anni, il suo gemello è morto quando era ancora piccolo e non sapevamo di essere malati. Quando si è risaputo che avevamo questa malattia, parenti e vicini hanno cominciato ad isolarci. Prima avevamo molte mucche e vendevamo il latte, ma la gente ha smesso di comprarlo e i parenti cui prima regalavamo il latte rimasto invenduto, ora lo buttavano per paura di contagiarsi; così pian piano abbiamo dovuto vendere tutti gli animali per poter andare avanti.

Da qualche tempo però l’insegnamento nei villaggi riguardo all’HIV, a come evitarlo e come curarlo, ha cominciato a cambiare la mentalità della gente. Così succede che quelle persone che prima mi evitavano e mi disprezzavano, ora vengono a chiedermi consiglio prima di rivolgersi all’ospedale. Tanto più che da tre anni presto servizio all’interno del CTC come volontario dell’Home Based Care. Questo servizio mi dà la possibilità di portare la mia esperienza a tanti malati che sono a casa ed hanno paura di andare in ospedale per non essere additati come malati di AIDS e per questo allontanati dalla comunità. Con la mia presenza cerco di dare coraggio, mostrando che con le cure possono riacquistare le forze e tornare ad una vita normale. 

 

 

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