NOTA! Questo sito utilizza i cookie tecnici.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.  Per saperne di piu'

bimba eritrea2 Fotor

Un sostegno per la comunità

Dare un aiuto a un bambino, malato di AIDS o di altre malattie croniche, garantisce assistenza sanitaria e un supporto alimentare non solo a lui, ma anche a tutta la famiglia. Sei interessato ad aiutare il progetto "Una famiglia da amare?"?

 

Scopri come

 

Curare. Specialmente in paesi dove la sanità fatica ad arrivare a tutti, l'AMI cerca di studiare progetti per portare cure e formare nuovi professionisti in campo socio sanitarie.

 

Progetto Ospedale a Digsa

Obiettivi

  • Sostegno dell'ospedale del villaggio di Digsa, tramite rifornimento di medicinali, attrezzature mediche e invio di volontari.

  • Rinnovo delle strumentazioni con corsi di aggiornamento per il personale locale.

Breve Storia

In seguito alla richiesta del vescovo Zakarias Yohannes, nel 1992 l’AMI decise di iniziare il suo primo progetto in Eritrea. Fu scelto il villaggio di Digsa perché alcune missionarie avevano già lavorato nella Zona (Seganeity) in un progetto della Caritas italiana durante la guerra dei trent’anni.

La costruzione dell’Health Centre, poi promosso a Community Hospital, fu portata avanti dalla popolazione locale, guidata da membri e volontari AMI. Questo promosse non solo solidarietà, amicizia, trasmissione di tecnologia e condivisione di vita e di valori, ma anche lo sviluppo del villaggio, perché contadini diventarono manovali e manovali muratori. Alcuni giovani furono impiegati stabilmente nella manutenzione dell’ospedale che avevano contribuito a costruire.

La presenza dell’ospedale, inoltre, promosse la creatività di diverse famiglie che attrezzarono punti di ristoro e accoglienza, inclusa la preparazione di cibo per visitatori.

Dall’inizio il servizio medico fu esteso al territorio affidatoci dal Medico Regionale: educazione sanitaria, vaccinazioni, lotta alla malaria, igiene del territorio, medicina scolastica furono portate nei villaggi più remoti.

Nel 2009 sono stati espulsi dal suolo eritreo tutti gli stranieri operanti nelle ONG e anche tutti i missionari; l'ospedale è stato affidato allora alle suore locali Figlie di Sant'Anna. L'ami sostiene in progetto economicamente e con l'invio di volontari due volte all'anno. 

Azioni

  • Ogni anno dall'Italia viene preparato e inviato un container per Digsa contenente medicine, presidi medici, attrezzature, vestiti e cancelleria.

  • Quando possibile, alcuni volontari AMI si recano a Digsa per verificare di persona l'andamento dell'ospedale ed effettuare, se necessario, corsi di aggiornamento sull'utilizzo di nuove attrezzature. Durante queste visite si incontrano inoltre le famiglie che ricevono aiuti dall'Italia e famiglie che vorrebbero riceverne.

  • Dall'Italia provengono inoltre i sostegni a distanza che aiutano bambini malnutriti, anziani con malattie croniche, le famiglie più povere e i malati di HIV.

Un container per la vita

Ogni anno viene inviato un container a Digsa contentente medicine, presidi medici, attrezzature, biancheria da ospedale e cancelleria. In questo modo si aiutano sia l'ospedale che le famiglie sostenute a distanza.

Un grazie speciale a tutti i volontari, le parrocchie e i ragazzi che ogni anno ci permettono di mandare questo aiuto prezioso!

 

Perché Eritrea

L'Eritrea è un paese con una complessa situazione politico economica; definito il settimo paese in assoluto più povero (dall'OMS e dalla Banca Mondiale), più della metà della popolazione vive in condizioni di povertà e poche sono le organizzazioni e istituzioni internazionali presenti nel paese.

La sanità è un'altra grossa problematica: gli ospedali sono pochi, sforniti di medicinali e attrezzature, e concentrati nelle grosse città. La popolazione più povera, concentrata invece nelle aree rurali, difficilmente ha accesso alle cure mediche. 

 

Ghennet, malata di AIDS, si racconta

 

Il mio nome è Ghennet (nome di pura invenzione), sono una giovane mamma di 31 anni e sono affetta da HIV. Vengo da un grande villaggio dell'Eritrea che si chiama Adi Keih. Ho tre bambini, sono il mio tesoro più grande. Gli ultimi due, i piccoli di casa, li ho concepiti quando ero già sieropositiva. Fortunatamente per loro li ho partoriti sani, non hanno l'HIV e ringrazio Dio, ringrazio Dio ogni giorno. Anche mio marito è portatore dell'infezione. Ho scoperto di essere malata durante la mia seconda gravidanza, nel 2010. Adesso il test per l'HIV è obbligatorio per tutte le donne incinte e io ho seguito la profilassi per evitare di trasmettere la malattia al mio bambino. Non vi nascondo che scoprire di essere malata, di essere stata contagiata, è stato un pugno in pieno viso, non riesco a descrivervi a parole quello che ho sentito, desideravo solo di morire, solo di morire.

Così mi sono fatta coraggio e d'accordo con mio marito siamo venuti a Digsa. Il mio villaggio dista circa 40 km, la strada da fare è molta. Ci sono dei centri sanitari più vicini ma qui riesco a sentirmi a casa, riesco a non pensare per un momento che potrei morire. Il personale mi aiuta, mi consiglia, non mi giudica. E ricevo anche un aiuto alimentare, un pacco vitto.

Io so che avrei potuto non essere contagiata, so che sarebbe bastato che mio marito me ne avesse parlato prima, ma ormai mi trovo in questa condizione ed è necessario alzare la testa e guardare avanti. I dottori mi hanno donato la serenità di pensare che vivrò ancora, e per questo seguo la cura in modo preciso. Le pillole da prendere sono tantissime e mi provocano molti disturbi. Ho visto il mio corpo cambiare, cambiare tanto. Ci sono stati giorni in cui non riuscivo neanche a mettermi in piedi, ma c'erano i miei figli, i miei tre meravigliosi figli a darmi la forza

AMI logoscritta sfondo

  Indirizzo

Corso Matteotti 62, Faenza

48018 Italia

  Telefono

+39 0546 29846

Seguici anche su...